Se in azienda registri ingressi e uscite (reception, consegne, fornitori, ospiti, manutentori), prima o poi ti scontri con una domanda molto concreta: retention dati visitatori, cioè per quanto tempo ha senso (e si può) conservarli e come rispondere quando qualcuno chiede di cancellarli. Il GDPR non ti dà un numero “magico” valido per tutti: ti chiede invece di definire tempi coerenti con lo scopo, comunicarli e applicarli davvero.
Retention = il tempo in cui conservi dati personali identificativi (nome, contatto, azienda, documento, firma, foto, targa, orari) prima di:
Nel registro visitatori, di solito i dati servono a tre scopi tipici:
Il punto chiave: ogni campo raccolto deve avere una finalità, e ogni finalità deve avere un tempo massimo. Il GDPR chiede di conservare i dati “non oltre il necessario” rispetto allo scopo (principio di storage limitation).
Un registro visitatori “minimal” (spesso sufficiente) contiene:
Dati da valutare con attenzione (più rischio, più responsabilità):
Regola pratica: se un dato non serve a sicurezza o organizzazione, non raccoglierlo. Questo riduce sia i rischi sia il carico nella gestione delle richieste (accesso/cancellazione). Il principio di minimizzazione e la limitazione della conservazione vanno insieme.
Esempio concreto
1) Conserva solo finché serve (storage limitation)
Non “perché può servire”, ma perché serve davvero allo scopo dichiarato.
2) Devi poter spiegare e dimostrare la scelta (accountability)
Non basta avere “un’idea” di tempo: è buona pratica trasformarla in policy (anche semplice), applicarla e poterla esibire.
3) Nell’informativa devi indicare tempi o criteri
Quando raccogli i dati, devi dire per quanto li conservi (o, se non puoi dare un numero fisso, quali criteri userai).
4) Nel registro dei trattamenti devi indicare i tempi di cancellazione (ove possibile)
Il GDPR prevede che nel registro (art. 30) siano indicati, “ove possibile”, i termini previsti per la cancellazione delle diverse categorie di dati.
5) La cancellazione è un diritto, ma non sempre immediato e assoluto
Il diritto alla cancellazione (“diritto all’oblio”) vale in varie situazioni (es. dati non più necessari, revoca del consenso se quello era l’unico presupposto, trattamento illecito), ma ha eccezioni (ad esempio se devi conservare per adempiere un obbligo di legge o per difenderti in giudizio).
Molte aziende, per la gestione ingressi, si basano su:
In alcuni casi può esserci:
Quando stabilisci la durata, considera questi fattori (e scrivili in una nota/policy):
Suggerimento operativo: evita un’unica durata “standard” per tutto. È molto più robusto (e più semplice da gestire) definire tempi diversi per:
Procedura operativa in 9 passi: imposti la retention e gestisci le richieste senza caos
Quando un visitatore chiede “cancellate i miei dati”, la risposta corretta non è sempre “sì subito”, né “no a prescindere”. È un processo.
1) Verifica identità (senza esagerare)
Chiedi informazioni minime per identificare la registrazione:
2) Capisci il motivo e la base giuridica
La cancellazione è dovuta se, ad esempio, i dati:
3) Valuta le eccezioni
Puoi dover conservare (anche temporaneamente) se la conservazione è necessaria per:
4) Esegui l’azione corretta
5) Documenta
Registra: data richiesta, esito, motivazione, data di esecuzione. È parte dell’accountability.
Se vuoi passare dalla teoria alla pratica, servono due cose: regole configurabili e automazione.
Libemax Registro Visitatori è pensato proprio per la gestione del ciclo di vita dei dati: consente di definire periodi di conservazione e cancellare automaticamente i dati non più necessari, riducendo il rischio di trattenere informazioni oltre il dovuto.
In più, la logica “a categorie” (tipologie di visitatori, più sedi/ingressi, campi opzionali) ti aiuta a costruire una retention dati visitatori realistica, invece di una regola unica che non regge ai casi reali.
Dal punto di vista operativo, i vantaggi tipici sono:
Se poi ti arriva una richiesta “cancellate i miei dati”, avere retention dati visitatori già impostata e automatizzata significa spesso poter rispondere in modo rapido: o i dati sono già stati cancellati secondo policy, oppure sai esattamente dove sono e perché sono ancora conservati.
Una gestione corretta dei dati dei visitatori non è “burocrazia”: è ordine (dati utili e puliti), rischio più basso (meno dati = meno danni possibili) e richieste gestibili (risposte tracciabili, senza panico).
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La visitor experience in azienda non è un dettaglio: è il primo momento in cui un ospite capisce se siete organizzati, affidabili e attenti. E vale per tutti: clienti, fornitori, consulenti, candidati, tecnici in assistenza. Il problema è che l’accoglienza “bella da vedere” spesso si scontra con esigenze reali: sicurezza, registrazioni, GDPR, tracciabilità, tempi rapidi, gestione di picchi e imprevisti. In questo articolo trovi un approccio pratico per migliorare l’accoglienza aziendale senza perdere controllo, con esempi concreti e criteri di scelta di una soluzione come Libemax Registro Visitatori.
Quando arriva il picco (inizio turno, riunioni, consegne, visite improvvise), la reception diventa un collo di bottiglia: persone che aspettano, telefono che squilla, corrieri da gestire, colleghi che chiedono “è arrivato il cliente?”. Se l’obiettivo è ridurre code reception senza sacrificare sicurezza e tracciabilità, serve un check-in più rapido, chiaro e ripetibile: meno passaggi manuali, meno domande ripetute, più automazione dove ha senso.
Nel 2026 il registro visitatori digitale non è più “una cosa che faremo prima o poi”: è uno strumento operativo che incide su sicurezza, compliance, tempi alla reception e qualità dei dati. Se oggi gestisci ancora ingressi con fogli cartacei, moduli stampati o file Excel, stai pagando ogni giorno in rischio (dati esposti), inefficienza (code e trascrizioni) e incoerenza (informazioni mancanti o illeggibili).