Quanto tempo si possono conservare i dati dei visitatori in azienda

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Scritto il 20 Agosto 2026

Un fornitore che entra ogni settimana, un cliente che passa una volta sola, un candidato che si presenta per un colloquio: tutti firmano il registro visitatori, ma nessuno si ferma mai a chiedersi cosa succede a quel dato dopo. Rimane lì per sempre? Va cancellato subito? Chi decide?

È una domanda che la maggior parte delle aziende non si pone, finché non arriva un controllo o una richiesta di cancellazione da parte di un visitatore. Il GDPR ha una risposta precisa, anche se meno comoda di un semplice numero di giorni da segnare in agenda. In questo articolo vediamo cosa dice davvero la normativa, come cambia la durata in base al tipo di visitatore e come uno strumento come Libemax Registro Visitatori può aiutarti a gestire tutto senza rischiare sanzioni.

Il GDPR non fissa un numero di giorni: fissa un principio

La prima cosa da sapere è che non esiste una tabella ufficiale con scritto "i dati dei visitatori si conservano per X giorni". Il GDPR, all'articolo 5, parla di principio di limitazione della conservazione: i dati personali devono essere conservati in una forma che consenta l'identificazione dell'interessato solo per il tempo necessario a raggiungere le finalità per cui sono stati raccolti.

Tradotto in pratica: se raccogli nome, cognome e orario di ingresso di un visitatore solo per sapere chi c'è in azienda in caso di emergenza, quel dato esaurisce la sua utilità nel momento in cui il visitatore esce dai locali. Conservarlo per mesi, "perché non si sa mai", è già una violazione, indipendentemente da eventuali controlli o segnalazioni.

Questo significa anche che la responsabilità di decidere la durata ricade sul titolare del trattamento, cioè sulla tua azienda. Non è il Garante a dirti "sette giorni" o "un mese": sei tu a doverlo stabilire, documentare e applicare in modo coerente.

Come cambia la durata in base allo scopo della raccolta

Il punto centrale, spesso trascurato, è che la durata di conservazione dipende dalla finalità del trattamento, non dal tipo di documento che stai compilando. Ecco i casi più comuni:

Sicurezza ed emergenza: se lo scopo è sapere chi si trova in azienda per motivi di sicurezza (D.Lgs. 81/2008), il dato può essere cancellato appena il visitatore esce, oppure con cadenza giornaliera o settimanale. Non c'è motivo per tenerlo più a lungo.

Verifica di prestazioni o fatturazione: se registri gli accessi di un manutentore o di un consulente per verificare in seguito le ore fatturate, la conservazione può estendersi per qualche mese, fino al completamento dei controlli, senza però trasformarsi in un archivio permanente.

Interesse legittimo documentato: in alcuni casi particolari, un'azienda può avere l'esigenza di dimostrare la presenza reale di un collaboratore esterno nel tempo, ad esempio per contestazioni relative a un rapporto di lavoro. In questi casi una conservazione più lunga può essere giustificata, ma va supportata da una valutazione d'impatto (LIA) e non lasciata alla semplice prassi aziendale.

Il messaggio è chiaro: prima di decidere per quanto tempo tenere un dato, devi sapere esattamente perché lo stai raccogliendo. Se non hai una risposta a questa domanda, è già un segnale che qualcosa nella tua gestione dei visitatori va rivisto, magari partendo da una panoramica su come funziona Libemax Registro Visitatori e sui suoi automatismi di conformità.

Perché non tutti i visitatori sono uguali

Un errore comune è trattare tutti i visitatori con la stessa policy di conservazione, magari copiata da un modello trovato online. Ma un cliente che passa una tantum per una consegna non ha nulla a che vedere, dal punto di vista del trattamento dati, con un fornitore che accede ogni settimana agli stessi locali.

Per un visitatore occasionale, la finalità della registrazione si esaurisce quasi sempre nel giro di poche ore o giorni: la sua presenza non genera relazioni successive da tracciare. Per un fornitore ricorrente, invece, l'azienda potrebbe avere interesse a mantenere uno storico degli accessi più esteso, magari per motivi contrattuali o di rendicontazione, sempre restando all'interno di ciò che è strettamente necessario.

Questo significa che una policy di conservazione seria non può essere un unico numero fisso per "tutto il registro visitatori", ma deve distinguere almeno tra tipologie di visitatore (occasionali, fornitori, consulenti, candidati) e applicare a ciascuna un termine coerente con lo scopo specifico. È esattamente il tipo di gestione differenziata che un software per la registrazione visitatori digitale permette di automatizzare, evitando che sia la reception a doversi ricordare manualmente quando cancellare cosa.

Cosa deve fare in pratica un'azienda per essere in regola

Al di là dei principi, ci sono alcuni passaggi concreti che ogni azienda dovrebbe seguire per gestire correttamente la conservazione dei dati dei visitatori:

Definire una policy scritta, che stabilisca per ogni tipologia di visitatore la finalità della raccolta e il relativo periodo di conservazione.

Comunicarlo tramite informativa privacy (art. 13 GDPR), facilmente accessibile al momento della registrazione: chi tratta i dati, per quale scopo, per quanto tempo, e quali diritti ha il visitatore.

Automatizzare la cancellazione, così da non dipendere dalla memoria di chi gestisce la reception. Un registro cartaceo, per sua natura, non permette una cancellazione selettiva e sicura: o si butta tutto il quaderno, o si tiene tutto per sempre.

Distinguere le tipologie di visitatore, applicando termini diversi invece di un'unica regola generica.

Rivedere periodicamente la policy, verificando che i tempi stabiliti siano ancora coerenti con l'attività reale dell'azienda.

Chi gestisce ancora i visitatori con un foglio di carta in reception si trova spesso a scoprire, con qualche imbarazzo, di conservare mesi o anni di dati senza una vera ragione. Non per cattiva volontà, ma perché nessuno si è mai preso la briga di stabilire quando cancellare cosa.

Domande frequenti

I dati dei visitatori si conservano per sempre?
No. Il GDPR impone di conservarli solo per il tempo necessario allo scopo per cui sono stati raccolti, non oltre.

Quanto dura in pratica questo "tempo necessario"?
Dipende dallo scopo: se serve solo per la sicurezza, il dato può essere cancellato appena il visitatore esce, o al massimo dopo pochi giorni. Per altre finalità, come la verifica di prestazioni, il termine può estendersi a qualche mese.

Tutti i visitatori si conservano allo stesso modo?
No. Un cliente occasionale non ha lo stesso trattamento di un fornitore che accede ogni settimana: ogni tipologia richiede una durata di conservazione diversa, coerente e documentata.

Chi decide per quanto tempo conservare i dati?
È il titolare del trattamento, cioè l'azienda, a doverlo stabilire in una policy interna, comunicandola ai visitatori tramite l'informativa privacy.

Gestire la durata di conservazione dei dati dei visitatori non è un dettaglio burocratico da rimandare: è una delle prime cose che un controllo del Garante andrebbe a verificare, ed è anche un modo concreto per dare ai propri ospiti l'immagine di un'azienda organizzata e rispettosa dei loro dati.

Con Libemax Registro Visitatori puoi impostare policy di conservazione differenziate per tipologia di visitatore, con cancellazione automatica e informativa privacy integrata nel processo di registrazione, senza dover più tenere tutto a mente o affidarti a un quaderno in reception.

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